autunno

Autunno: la stagione in cui i libri non starnutiscono né si raffreddano

Autunno: la stagione che più amo è iniziata.
Attendo il mese di ottobre con trepidazione- come un bambino la notte di Natale.
L’aria fresca, le foglie dorate sui viali, il profumo di castagne arrosto, le storie favolose sui funghi, le passeggiate in montagna e le luci della sera sono l’essenza del periodo dell’anno che più preferisco.
L’autunno, provoca in me un risveglio- compito che solitamente spetta alla primavera- e una nuova energia. Una gran voglia di fare.
Voglia di, di leggere di più, di scrivere di più. Di immaginare, sognare, fantasticare di più. Perché d’altronde tutti lo sanno, gli gnomi del bosco che tramano alle nostre spalle esistono sul serio. Mica come quel dicembre di Babbo Natale che potrebbe anche non essere vero!
Il colore dell’autunno è il marrone, che è il colore del legno. Con il legno si costruiscono librerie, che contengono libri. L’albero genealogico dei libri, è fatto con lo stesso legno della libreria, che ha lo stesso colore dell’autunno. Quindi non vedo perché i libri e l’autunno non debbano essere parenti. Forse cugini lontani, chissà.
I libri hanno una loro stagionalità- non ai livelli del formaggio, ma quasi- nel senso che si devono scegliere alcuni titoli se inverno o primavera, altri se estate o autunno. Forse sbaglio? Il mese ideale per calarsi al meglio nella storia di “Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, non è forse contenuto nel titolo? Analogamente, “La bella estate” di Cesare Pavese o “Una notte di mezza estate” di William Shakespeare.
I libri vogliono bene al loro cugino autunno, perché insieme a lui non sudano mai- come d’estate-, non si raffreddano mai- come d’inverno-, né starnutiscono mai- come in primavera. Ma riescono a godersi l’aria fresca dei pomeriggi al parco, il sole tenue della spiaggia senza più turisti, il silenzio sui gradini ai piedi di una cattedrale di una grande città.
L’autunno è uno stato d’animo, un pensiero, un proposito buono. I libri, ugualmente.
In quanti la pensano come me? 🙂

quirico

Domenico Quirico e i migranti: chi sono? da dove vengono? perché?

Esodo
Storia del Nuovo Millennio

[Neri Pozza, Milano, 2016]

Domenico Quirico

 

Voi che vivete sicuri 
nelle vostre tiepide case, 
voi che trovate tornando a sera 
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo 
che lavora nel fango 
che non conosce pace 
che lotta per mezzo pane 
che muore per un sì o per un no. 
Considerate se questa è una donna, 
senza capelli e senza nome 
senza più forza di ricordare 
vuoti gli occhi e freddo il grembo 
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato: 
vi comando queste parole. 
Scolpitele nel vostro cuore 
stando in casa andando per via, 
coricandovi alzandovi; 
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa, 
la malattia vi impedisca, 
i vostri nati torcano il viso da voi.[1]

 

Per quale motivo un uomo o una donna- spesso con bambini in grembo- decide di lasciare il proprio paese, pagare ingenti somme di denaro ad un trafficante, salire su di un barcone fatiscente, compiere un viaggio insicuro e rischioso, per giungere in una terra a loro completamente estranea? Cosa li spinge?
E soprattutto chi sono- quale il loro nome e la loro storia- tutti quegli uomini e donne, del nuovo millennio, che partono?
Domenico Quirico– per lunghi anni inviato speciale del quotidiano La Stampa– tenta, con l’abilità di reporter e la sensibilità di uomo, di rispondere a queste domande con lo scopo non solo di capire, conoscere e raccontare la Storia ma anche e soprattutto di distruggere l’alta barriera di luoghi comuni e superficialità che si è eretta in Italia- in particolare- circa il modo di considerare queste partenze.
Di migranti stiamo parlando. Né di rifugiati né di profughi tantomeno di clandestini.
“Non dovremmo usare più, per loro, la parola clandestini: inganna, svia, dovremmo restaurare l’antica cara nostra parola di migranti.” [2]
I migranti sono uomini, donne, bambini che compiono l’atto più antico e profondo della storia dell’umanità: migrare, spostarsi, viaggiare. Per avere salva la vita, per un futuro migliore.
“Gli uomini possiedono piedi e non radici, anzi come ha scritto il grande paleontologo André Leroi-Gourhan: « Eravamo disposti ad ammettere qualsiasi cosa, ma non di essere cominciati dai piedi», e prosegue affermando che la storia dell’umanità inizia con i piedi.”[3]
Domenico Quirico, abbandona la sua tiepida casa italiana e parte per la Tunisia. Si reca presso il porto di Zarzis- il porto dei trafficanti di uomini- e si immedesima nella gente che sta per partire, ossia coloro che si accingono a diventare migranti.
Quirico- ora giornalista professionista, ora uomo- percorre gli stessi passi di quella gente. Paga la stessa cifra, si appropinqua presso lo stesso porto, sale sullo stesso “barcone” – un peschereccio vecchio e malandato, che potrebbe supportare il peso di non più di trenta persone, e ne traghetta almeno cento. Patisce le loro stesse angosce, paure, preoccupazioni: “arriveremo vivi? È lontana Lampedusa? Come affronteremo un naufragio?” ma, pur tuttavia, non viene guardato allo stesso modo. Sia i passeur sia i migranti lo guardano con sguardo sorpreso e interrogativo: “Chi te lo fa fare ad andare volontariamente in un luogo da cui tutti scappano, e a vivere momenti di cui tutti vorrebbero dimenticare?”
I passeur sono i traghettatori di anime, i Caronte del Nuovo Millennio. Perché di trasporto di persone via imbarcazione, e di inferno si sta parlando.

[…] Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: “Guai a voi, anime prave! 84
Non isperate mai veder lo cielo:
i’ vegno per menarvi a l’altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo. 87
E tu che se’ costì, anima viva,
pàrtiti da cotesti che son morti”.
Ma poi che vide ch’io non mi partiva, 90
disse: “Per altra via, per altri porti
verrai a piaggia, non qui, per passare:
più lieve legno convien che ti porti”. […][4]

Lo sguardo e le parole che la gente di Zarzis rivolge a Quirico sono esattamente le stesse che Caronte rivolge a Dante quando- chiamandolo anima viva- chiede cosa fa e lo esorta ad allontanarsi da “cotesti che son morti”. E Quirico, in quel contesto, altro non è che anima viva.
Quirico salpa nel cuore della notte- insieme a molti altri uomini e donne- da Zarzis. Il viaggio si è mostrato come previsto rischioso: motore guasto- riparato almeno quattro volte- e sovraffollamento.
Durante il tragitto, Domenico giornalista tenta di intavolare conversazioni e di porre qualche domanda ai suoi compagni accanto. Ma Domenico uomo, percepisce un inverosimile silenzio e intuisce che non è il momento di parlare.
Ad un tratto il motore cede e il sovraffollamento prende il sopravvento. L’imbarcazione affonda. Uomini donne bambini e Domenico in mare. Urla, pianti, disperazione. Sopraggiunge la Guardia Costiera, salva quella gente, e la conduce a Lampedusa, presso il campo profughi. Il viaggio di Quirico era finito, quello dei migranti era appena all’inizio.
“La fuga è un atto liberatorio. Un allontanamento da una condizione o da un luogo divenuti insostenibili; un gesto di rottura col presente, il rifiuto della sua immanente necessità.”[5] Così Carlo Bordoni, scrittore italiano e collaboratore del Corriere della Sera, riassume le parole di Pierre Zaoui- studioso francese di filosofia contemporanea- espresse nel testo L’arte di essere felici (il Saggiatore, 2016).
Infatti è proprio questo il motivo per cui «popoli interi hanno ripreso, braccati dalla disperazione e dalla speranza, ad attraversare il mare»[6]. I migranti del Nuovo Millennio sono persone che scappano, fuggono- più che partire- da guerre, lotte civili, politiche autoritarie e aggressive, morte. Non partire significa morte certa, fisica e spirituale. Partire significa rischiare- forse- di morire. E quel forse diviene ragione di vita, speranza; “la speranza che rende leggeri e cancella la paura e qualche volta oscura anche la ragione.”[7]
Si fugge per istinto di sopravvivenza, per amore della vita. Si fugge non per se stessi, ma per i propri figli. Si fugge per un’idea di futuro. Si fugge per una terribile sacra pazienza di vivere[8]. Si fugge per denunciare all’Occidente costa sta accadendo  al di là del Mediterraneo. Si parla di fuga, non di codardia. Codardia è ben altro.
Coloro che fuggono sono persone umili, semplici, innocenti. Persone che hanno sempre tentato di condurre una vita dignitosa nei loro paesi; persone intrappolate nella ragnatela del potere e della violenza. Persone come noi, noi che invece viviamo nelle nostre tiepide case.
E il Mediterraneo cosa rappresenta?

Per la Storia, la “grande cerniera di cui l’avventura umana ha fatto il suo ambito prediletto, nord contro sud, est contro ovest, Oriente contro Occidente, l’Islam all’assalto della Cristianità.”[9] Per papa Francesco, “un cimitero”[10].
Il Mediterraneo non è solo un luogo geografico, ma anche e soprattutto un luogo storico, sociale e politico.
Domenico Quirico affronta il tema della migrazione, nucleo concettuale del giornalismo internazionale.
Infatti, come afferma Jean-Paul Marthoz nel manuale Journalisme International, i conflitti interculturali e le migrazioni costituiscono “il cuore dell’attualità internazionale”.[11]
Le migrazioni sono, per definizione, un soggetto globale, perché questi movimenti simbolizzano l’interconnessione del mondo.

 

 

[1]  Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947

[2]  Domenico Quirico, Esodo. Storia del Nuovo Millennio, Neri Pozza, Milano, 2016, pag. 30

[3]  Marco Aime, Contro il Razzismo, Einaudi, Torino, 2016, pag. 47

[4]  Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto III, vv. 82-93

[5]  Carlo Bordoni, La bolla ambientale, La Lettura supplemento del Corriere della Sera, 11 settembre 2016

[6]  Domenico Quirico, Esodo. Storia del Nuovo Millennio, Neri Pozza, Milano, 2016, pag. 53

[7]  Domenico Quirico, Esodo. Storia del Nuovo Millennio, Neri Pozza, Milano, 2016, pag. 22

[8]  Domenico Quirico, Esodo. Storia del Nuovo Millennio, Neri Pozza, Milano, 2016, pag. 58

[9]  Domenico Quirico, Esodo. Storia del Nuovo Millennio, Neri Pozza, Milano, 2016, pag. 49

[10]  Paolo G. Brera, Il Papa:”Mediterraneo, un cimitero”, La Repubblica, 18 settembre 2016

[11]  Jean-Paul  Marthoz, Group De Boeck, Bruxelles, 2012

torino

Torino va oltre il confine grazie al Salone Internazionale del Libro

Torino si è aperta ancora una volta ai lettori, per fortuna.

“I libri vivono vivi, se li senti,
se di loro rammenti odore e forma,
ospiti solitari del cammino,
antiche sentinelle della notte
poggiate l’una all’altra per destino”

Sabato 20 maggio ho avuto la possibilità di fare un salto a Torino, per dare un’occhiata alla tanto attesa e discussa trentesima edizione del Salone del Libro. Bei pensieri e forti emozioni. A voi i miei incontri:
1° appuntamento:
Sala Gialla, ore 11, Luis Sepúlveda dialoga con Carlo Petrini. Introduce: Luigi Brioschi
Incontri di quelli che segnano l’inizio di una nuova era. Due uomini eccezionali, di intelligenza e sensibilità rara, seduti a dialogare di fronte ai miei occhi e a quelli di altre duecento persone.
L’uno robusto, folti capelli neri, barba brizzolata, occhiali e un affascinante accento spagnolo. L’altro, in giacca e camicia, sguardo severo , occhi piccoli, accento piemontese.
Entrambi nati nel 1949, rispettivamente in Cile e in Piemonte, lontani solo geograficamente, perché uniti da un amore incondizionato per l’umanità, da un affetto per i poveri, da un’idea di felicità condivisa, da ritmi lenti ed efficaci. Insieme hanno affrontato i temi dell’integrazione, della solidarietà, e dell’importanza di aiutare chi si trova in difficoltà per ragioni che vanno al di là del proprio volere.

2° appuntamento:
Sala Filadelfia, ore 14, Lucilio Santoni e Giorgio Colangeli commentano un testo di Federico García Lorca [E poi libri, e ancora libri. Edizioni Lindau. Gennaio 2017]

libri

Nel lontano 1931, Federico García Lorca pronunciò celeberrime parole d’amore per la cultura e per i libri, in occasione dell’inaugurazione della piccola biblioteca di Fuente Vaqueros, suo paese natale. Quel discorso- divenuto noto- per la sua forza e intensità, è arrivato oggi nelle mani giuste, quelle di Lucilio Santoni. Di fronte al testo di un autore della Letteratura, è impresa ardua commentare, interpretare, dire la propria. Lucilio Santoni, a mio avviso, ha dimostrato di essere all’altezza della situazione. La mission impossible è stata portata a termine eccellentemente: una riflessione profonda, un percorso mentale a tappe- una poesia per ciascuna tappa- un’analisi senza “ma” dell’animo umano.

3° appuntamento:
Sala Spazio Autori, ore 16.30, Valeria Di Napoli, Susanna Tartaro, Valeria Parrella
Tre donne, tre intelligenze, tre sensibilità. Incontro al femminile, nel senso più creativo e accogliente dell’espressione. Tre personalità diverse, hanno dialogato tra loro e con il pubblico, sulla figura della donna che emerge oggi dai giornali. Attraverso una rubrica settimanale, un blog e un’intervista, le tre donne lavorano attivamente per cogliere e portare alla luce aspetti della femminilità ancora oggi sotto il controllo dell’uomo.
Più di tutte, mi ha emozionato Susanna Tartaro, con la capacità di raccontarsi senza mai svelare il lato misterioso di sé e del suo blog. Con la sensibilità di una lettrice, e la professionalità di una donna che crede nel proprio mestiere.

Tre grandi appuntamenti, tante emozioni, tanti pensieri e tanta voglia di continuare a conoscere il meraviglioso mondo dei libri.


Voto Sì al Salone del Libro di Torino, Sì alla Cultura.

rosa

Rosa gialla, regalata in un giorno di pioggia

Ho ricevuto una splendida rosa gialla (foto), in un grigio giorno di pioggia.
Nessuno pensa ai fiori, alle rose, alle sorprese nei giorni di pioggia. Ma la mia piccola rosa gialla è arrivata, e con minuscole gocce d’acqua si è fatta avanti.
È una rosa diversa da tante rose uguali- per colore, forma e pensieri. Sì, esatto, pensieri.
La mia rosa gialla ha pensieri saltellanti, come quelli di un piccolo grillo felice, di quei grilli che lungo i campi corrono nelle mattine d’estate.
La mia rosa gialla ha pensieri canterini, come quelli dei colibrì, di quei colibrì che si fanno largo nell’aria aperta e nel forte vento del nord.
La mia rosa gialla è timida, come un bambino innamorato, di quei bambini che ancora scrivono poesie per la loro compagna di banco.
La mia rosa gialla è felice perché per sempre resterà tra le dita di chi ama e amore darà.

 

fiori

Fiori, libri e… cos’altro per essere felici?

Fiori come i libri: generi, odori, storie diverse 

“Le belle mani sono rare come gli alberi di palissandro in fiore, in una città in cui le facce graziose sono comuni come le smagliature nelle calze da un dollaro.”

-Raymond Chandler-

Sai chiudere gli occhi, portarti un fiore al naso e annusarlo?
Il gesto non è così semplice e scontato come può sembrare. Infatti, quand’è l’ultima volta che lo hai fatto?
Siamo capaci di fermarci un momento, respirare osservare captare, e poi ripartire dolcemente?
Sempre così di corsa, affannati, di fretta che ci manca il tempo. Il tempo di un gesto piccolo piccolo come quello di annusare un fiore.

I fiori- si sa- sono molti, di tutti i tipi. E per certi versi, credo, siano simili ai libri. Esatto, simili ai libri. Perché i fiori proprio come i libri si suddividono in genere, colore odore e storie. I fiori raccontano storie così intriganti che neanche i libri se lo sanno spiegare.

Ho comprato un libro qualche giorno fa. Passeggiavo senza pensieri tra le bancarelle di oggetti usati- in una via del centro- e ad un certo punto mi sono fermata di fronte a quella dei libri. Ce ne erano tantissimi, ma solo uno mi ha colpita. L’ho scelto per il colore della copertina e per l’odore che emanava. L’ho scelto esattamente come si scelgono i fiori.

Una volta acquistato mi sono resa conto che raccontava una storia. E non mi riferisco alla storia narrata dall’autore attraverso le pagine. Ma la storia di cosa ha vissuto prima di ritrovarsi, capovolto sottosopra, in una bancarella di libri usati.

E anche i fiori, se sappiamo ascoltare osservare leggere, raccontano la loro storia.

Credo che ci siano oggetti- che fanno parte della nostra vita- che in un certo senso posso essere considerati della stessa famiglia. I fiori, i libri, la musica, i palloncini colorati sono tutti figli della poesia e di una certa idea di mondo.

Regalare, anzi donare, un fiore o un libro alla persona accanto a te, è il gesto d’amore più delicato dolce e travolgente che possa esistere.

Abbiamo a portata di mano tutto ciò che ci serve per essere felici. Basta poco. A noi la scelta.   

 

booklist

Booklist di primavera: ecco i libri che viaggiano in treno

Booklist pronta, come promesso tempo fa (e anticipato qui) 🙂

Ed eccomi, finalmente, a presentare la tanto attesa booklist primaverile.

Ho impiegato poco più di un mese a raccogliere i titoli dei libri dei miei “compagni” di viaggio. Anzi, più che raccogliere devo dire spiareperché spiare-ahimé- è esattamente quello che ho fatto.
Viaggio in treno tutti i giorni– sia per lavoro sia per studio- e un giorno ho pensato di cominciare a scrivermi su un piccolo quaderno cosa gli altri passeggeri leggessero. Perché l’ho fatto, sorge spontaneo chiedersi.
I motivi sono tre: curiosità, passione, conoscenza.

  1. Sono una persona curiosa, a volte troppo. Sono curiosa di sapere cosa e perché, di conoscere nomi e storie, aneddoti e particolari. Amo i particolari- sono ciò il sale delle storie. 
  2. Sono appassionata di libri e di tutto ciò che fa parte di loro- dalle librerie ai lettori ( inclusi i lettori-passeggeri-viaggiatori). I libri mi mandano in estasi.
  3. Mi piace fare amicizia, parlare e conoscere persone nuove. Perché non attaccare bottone partendo proprio dal titolo del libro?

Spiegati i motivi, ora passiamo ai titoli veri e propri. Vi propongo qui di seguito, in ordine sparso, i primi dieci libri che ho annotato e che mi hanno colpita.

-My vernal booklist-

  1. Harry Potter e il calice di fuoco (J.K. Rowling)
  2. Il visconte dimezzato ( I. Calvino)
  3. La femme des sables (A. Kôbô)
  4. Born to run (B. Springsteen)
  5. La lancia di Longino (L. De Wohl)
  6. Libertà (J. Franzen)
  7. 300 guerrieri, la battaglia delle Termopili (A. Frediani)
  8. L’ultimo sopravvissuto (S.Pivnik)
  9. Genova. Ritratto di una città (M. Fantoni Minnella)
  10. Due mesi dopo (A. Christie)

Questi libri sono stati letti nel mese di marzo/primi di aprile 2017 da lettori e lettrici di età, lavoro, e pensieri diversi.
C’è chi leggeva prima o dopo il lavoro, chi prima o dopo la scuola, chi prima o dopo una passeggiata in centro, chi prima o dopo un lungo viaggio in aereo.
Ho spiato, curiosato e poi scritto i titoli dei loro libri. Sono riuscita così a scoprire qualcosa di loro, “a conoscerli meglio”.
Ho visto lo studente di architettura sorridere mentre leggeva un libro dedicato agli edifici e alle strade della sua città. Ho visto l’uomo in giacca e cravatta aggrottare le sopracciglia mentre leggeva un libro in francese alle sei e mezzo del mattino. Ho visto la giovane liceale sottolineare ansiosamente pagine di un libro, probabilmente in preparazione ad una verifica. Ho visto una donna nascondere le lacrime durante la lettura. Ho visto chi provava a leggere ma non riusciva.
Ho visto persone- nient’altro che volti umani- leggere, e le loro emozioni di fronte alla lettura.
Ho osservato, scritto, immaginato. 

 

 

soli

Soli che non tramontano mai

“Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti,
né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri”

Mille splendidi soli
edizioni PIEMME 2007
Khaled Hosseini

Ho letto questo libro molti anni fa. Me lo assegnò il mio professore di lettere del liceo, come compito per le vacanze estive. Il compito più emozionante che abbia mai ricevuto.
Era un’estate caldissima, ma pur di leggere a stento uscivo di casa. Preferivo finire il capitolo che andare al mare con le mie amiche.
Un romanzo, una storia così, giuro, non mi era mai capitata tra le mani. Molti anni dopo, forse solo Madame Bovary di Flaubert mi coinvolse a tal punto da non voler fare nient’altro che leggere.
Conoscevo Khaled Hosseini, perché già autore di Il cacciatori di aquilonilibro per il quale- per altro- mai mi scattò il desiderio di leggerlo.
Mille splendidi soli mi donò qualcosa che mai più ho trovato altrove. Avevo sedici anni, e quel libro mi aiutò a crescere. Ad avere consapevolezza di me, del mio corpo, del mio essere.
Il romanzo racconta la storia di altre donne, di un’altra cultura, di un mondo molto lontano dal mio. E mi ha colpito il fatto che benché fosse per me difficile immedesimarmi nei protagonisti, fossi riuscita a lasciarmi catturare e coinvolgere quasi completamente. Mentre leggevo ho pianto molto, riso e sperato. Non mi era mai successo. Un’emozione fortissima.
Quando si scoprono libri così forti, coraggiosi e dirompenti non puoi fare altro che rileggerli, consigliarli e parlarne. Parlare di libri fa bene, è terapeutico, genera energia positiva. Ecco perché ho scelto di portare avanti un piccolo blog in cui si parla, tra le tante cose, anche di libri.
La foto che ho scelto per corredare queste righe l’ho scattata io. Mi piace molto. Porta con sé il sapore del sole- sole di una giornata tipicamente primaverile, sole dei mille splendidi soli. Che dire, spero che vi piaccia. 🙂

Chi ha già letto questo libro capisce la mia emozione,
chi ancora non lo ha letto, invito a farlo. 🙂 Ne vale proprio la pena.

facebook

Facebook: più face o più book?

Facebook è il social network più noto e diffuso in tutto il mondo.
Una mappa ben accurata lo dimostra.
Proprio come ricorda il detto: paese che vai facebook che trovi.

Facebook è un pianeta digitale, un mondo in cui- sempre più spesso- tutto accade. Si trovano profili e pagine creative e stravaganti, persone e personaggi di tutti i tipi, e soprattutto argomenti e temi tra i più disparati.

Si accede a Facebook non solo per entrare in contatto con un amico che si trova dall’altra parte del mondo, o con un parente lontano, ma anche per condividere immagini, stati, video, canzoni con amici non lontani da casa nostra.

Cosa ci spinge a far questo? L’emozione di far vedere, mostrare a tutti le nostre foto migliori o la nostra canzone preferita. Per certi versi si tratta di un comportamento abbastanza infantile, infatti sono i bambini quelli che per primi non vedono l’ora di far vedere agli amici, e condividere con loro il nuovo giocattolo.
Tanto infantile quanto umano.

Anche io, come altre mila persone, accedo a Facebook per curiosare le pagine dei miei argomenti preferiti. E indovinate un po’ quale sono i miei? Ovviamente, in primis, i libri, poi i viaggi e la fotografia, infine l’arte.

Quello che più di tutto mi piace di Facebook è la possibilità di conoscere persone e realtà davvero molto lontane da me; e che queste, professionalmente o no, portano avanti pagine molto ben curate. A partire dai book blogger fino alle pagine di book crossing o book sharing.

Diciamo così, Facebook lo preferisco più come book che face. 

Per esempio, a me piace molto il profilo di Petunia Ollister. Di lei, il cui nome è uno pseudonimo, è una blogger o book blogger molto conosciuta. Non solo la incontri su Facebook, ma anche su Instagram, Twitter, Robinson (inserto domenicale di Repubblica) e su molti blog e siti online. Si parla di lei anche sul blog In Altre Parole di Il Sole 24 ore.

Ma blogger come lei, che si occupano di libri, ce ne sono molti- più o meno noti.
Ammetto che ambisco anche io a diventare una book blogger.

E per iniziare vorrei sapere se qualcuno conosce un network di libri, una piattaforma online in cui poter confluire con il proprio blog sugli argomenti libri e lettura. Ho bisogno di aiuto!! 🙂

tempo

Come impiegate il tempo quando?

Il tempo di una lettura

Tempo, ciò di cui parliamo spesso e volentieri.
Che tempo fa? Tra quanto tempo? Il tempo è denaro! Non ho tempo. Dipende dal tempo. Il tempo di un saluto. Che tempo che fa? (programma tv). Il tempo delle mele (film). Al mio tempo… Un altro tempo. E così via. Quanti modi di dire sul tempo esistono ancora? Pensateci un attimo, e vedrete quanto il tempo ruoti intorno a noi.
Ah, quasi dimenticavo, ci sono anche i fazzoletti per il naso Tempo.

La mia riflessone di oggi parte da una curiosità. Come impiegate il vostro tempo quando? 

⇒Quando aspettate la metro, il bus, il treno, il taxi, l’aereo.
⇒Quando siete in fila dal dottore, alla posta, in banca.
⇒Quando siete bloccati nel traffico.
⇒Quando state aspettando un amico o la fidanzata che sembra non arrivare mai.
⇒ Quando avete due ore buche tra una lezione e l’altra.

Insomma, cosa fate in tutti quei momenti di attesa, detti appunto anche “buchi”, che incontrate durante la vostra giornata?
Una giornata peraltro, immagino, frenetica e piena di cosa da fare. A maggior ragione quel tempo sembra davvero tempo perso. 


Cosa fare dunque quando non si sa cosa fare?

Risultati immagini per icona idea 1. LEGGETE
2.FATEVI DOMANDE.

 3. OSSERVATE

Leggete quello che avete a disposizione. Un giornale, un libro, un magazine, news online, articoli, testi. Date un’occhiata anche alle copie gratuite di giornali, detti free press, che trovate a bordo dei mezzi pubblici. Insomma, fate voi, l’importante è leggere.

Ponetevi domande, di qualsiasi tipo, su tutto ciò che vi circonda. Per esempio? Per esempio, come si chiamava via Garibaldi, prima di Garibaldi? Oppure, come si chiamava piazza Matteotti prima di Matteotti?
Non sono domande stupide, aiutano a capire molto.

Osservate i particolari, le sfumature, gli abbinamenti di colori. Osservate i gesti delle persone, le loro espressioni del viso, il tono della voce. Fate caso a cosa leggono, curiosate i titoli dei libri. Cercate di capire chi sono, cosa fanno nella vita.

Siate persone attente, partecipi di ciò che ruota intorno a voi, perché in un certo senso fa parte della vostra vita.

book

libri in viaggio

Parlare di libri non è mai facile, a differenza di quanto si possa immaginare. Ma non c’è niente di più affascinante che parlare di libri.
Si può parlare dell’ultimo libro letto, dell’ultimo libro recensito, tradotto, o comprato.
Si può parlare del libro che si vorrebbe comprare, di quello tanto atteso in libreria, o di quello in cima a tutte le classifiche.
Si può parlare della copertina del libro- della sua grafica- del suo titolo, o autore, o meno semplicemente della sua storia.
Si può parlare del luogo in cui si è entrati in possesso del libro: biblioteca, libreria, bookcoffee.
Si può parlare della fiera del libro o del festival, del mercatino o della bancarella, dello scaffale di casa propria o di quello di un amico.
Insomma, quando si parla di libri c’è davvero tanto da dire.
Bisogna scegliere, selezionare le idee e gli argomenti. Cosa mooolto difficile, perché quando si parla di libri tutto sembra importante.
Io ho scelto di parlare dei libri in circolo.
Chi ama i libri, e soprattutto i più appassionati lettori, sa che un libro è un po’ parte di noi. I protagonisti e lo scrittore diventano conoscenti, amici, interlocutori subito dopo la conclusione della storia.
Ma il libro non è un oggetto di cui impossessarsi. Il libro ha un’anima, è vissuto da persone, e in quanto tale chi lo ama davvero lo deve lasciare libero.
Come liberare un libro? Come farlo vivere?
Mettendolo in circolo. Prestandolo. Dando luogo a quello che tutti chiamano bookcrossing o con più fantasia book-sharing.
“I libri sono fatti per essere prestati” mi disse un giorno il ragazzo che amo. E quel giorno è il giorno in cui mi sono innamorata.
Quando presti un libro ad un amico, presti in realtà una storia, un’emozione, un’idea. Non presti mai un oggetto materiale. Ma sempre, sempre qualcosa di più.
E se il tuo amico, dopo aver letto il libro, anziché restituirtelo continuasse a farlo girare di amico in amico, mano in mano, mente in mente, cuore in cuore, ecco che il libro comincia a prendere vita, ad avere speranze desideri sogni e fascino. Esattamente un lettore.
Ma da quale libro partire? 🙂

fai click:

Anche qui parlo di libri:
http://unlibropercappello.it/wp-admin/post.php?post=942&action=edit

E qui si parla di bookcrossing:

BookCrossing, giro del mondo alla ricerca dei “modi” più sorprendenti – Foto


book

Vivere in piccolo

Vivere in piccolo, è uno di quei libri che andrebbe messo per cappello. Da tenere in testa, in maniera più visibile possibile, così da ricordare le sue frasi più importanti.
Scritto da Dominique Loreau, e pubblicato da Vallardi il mese scorso.
Dominique Loreau è una scrittrice francese che da molti anni ormai vive in Giappone, assorbendo e facendo sue la cultura e la filosofia di quella terra.
Nei suoi libri, sintetici e incisivi, trasmette al lettore tutta la meraviglia e il fascino di vivere in un Paese lontano, diametralmente opposto da quello di origine.

“L’unico modo per ritrovarsi è avere un luogo tutto per sé,
dove si possa restare da soli,

per poter fare il punto sulla propria persona
e capire come far fronte alle difficoltà e alle scelte che l’esistenza impone.
Solo così è possibile ridiventare se stessi,
ossia essere integri,
completi,
e non la metà di qualcun altro o la frazione di un gruppo.
Diventare completi dovrebbe essere l’obiettivo più importante della vita,
ma non è una cosa di cui tutti 
sono in grado di prendere coscienza.
Sono pochi, infatti gli individui che si concedono
il tempo e lo spazio 
per compiere questo tipo di introspezione.”

 

Per me questo libro è stato un regalo prezioso. Grazie!

La Repubblica scrive:
http://www.repubblica.it/venerdi/articoli/2017/01/25/news/dominique_loreau_thoreau_le_corbusier_luca_molinari_architettura_urbanistica_case_piccole-156831737/

Un libro in viaggio

Cercare quella forma, quell’odore e quella magia- che solo un libro ha- in ogni dove.
Viaggiare, e nel viaggio scovare librerie, bancarelle di libri nuovi e usati, è qualcosa che ti fa star bene. Se c’è un libro che vi piace prendetelo, fatelo vostro, anche se non parla la vostra lingua.

nella foto: L’Avana, Cuba

 

Un orologio rotto, al polso.
Un Ti Amo impertinente.
Corpi nel buio della notte,
nelle luci dei pensieri.
Un libro in lingua,
la lingua del viaggio.