genova

Genova scalda il cuore, raffredda il naso

Genova al mattino è fredda, tira un’aria gelida che la senti fino alla punta dei piedi.
Tutti con la sciarpa, che lascia spazio solo alla vista. Per il resto, i volti scompaiono sotto la lana colorata.
Rimane solo il tepore delle emozioni. Ecco, quelle non scompaiono, perché Genova sa regalare cieli magnifici, sotto ai quali è impossibile rimanere indifferenti.
Arrivo a Genova alle 8 in punto. Scendo dal treno, percorro insieme a tante altre sciarpe la strada che conduce al piazzale della stazione. Una volta fuori, alzo gli occhi al cielo ( ben attenta a non sporgere troppo il naso fuori dalla sciarpa) e mi godo il panorama.
Occorrono pochi istanti per essere felici, e formulare bei pensieri. Al contrario di chi impiega anni per cercare attimi di felicità.
Compro il giornale, e scelgo di leggerlo davanti ad una tazza di caffè, ordinato nel bar di tutti i giorni.
La barista è una ragazza giovane e sorridente, che ti accoglie con la sua bellezza orientale. Mentre ti chiede cosa desideri, il tuo sguardo non può non cadere sul gatto che ti saluta, muovendo elettronicamente la zampa su e giù.
Leggo velocemente le notizie di politica e attualità. Di solito c’è l’ultima di Trump. Mi soffermo invece sugli articoli di cultura, quelli in cui si parla di libri, recensioni, scrittori. E’ la parte che più mi appassiona. Forse perché mi immagino dall’altra parte, a scrivere l’articolo.
Dopo il caffè e le notizie del giorno, il lavoro.
Alle nove apre l’ufficio- si attivano pc, stampanti e telefoni- fino alle 13.
Il buon inizio di giornata, fa andare dritte cose che per natura sono storte. Ditemi voi quali, per esempio.
Il cielo di questi giorni è un cielo misterioso, elettrico e luminoso. Nasconde qualcosa dietro la sua energia. Forse la primavera. O forse chissà.
Genova è una città per tutti: per chi ci vive, o semplicemente lavora, per i pendolari, gli studenti, i viaggiatori di passaggio…

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fotografie di nudo

Mostra fotografica di Helmut Newton

Mostra Palazzo Ducale. Genova.

La settimana scorsa ho visitato la mostra fotografica di Helmut Newton, White women sleepless nights big nudes, allestita nel centro di Genova, presso Palazzo Ducale.
Helmut Newton è un artista tedesco, noto per aver fotografato l’essenza femminile, in tutte le sue sfaccettature. Molte delle fotografie di Newton sono state pubblicate su Vogue, redazione francese, e Vogue Italia, per la sezione nostrana. Il magazine di moda parigino, ha pagato profumatamente per impaginare fotografie dalle quali emergeva una forte carica erotica mista con eleganza e bellezza.
Il tema centrale delle immagini è il nudo. Nudo di donna. Nulla di più artistico, complesso e affascinante.

Ho visitato da sola questa mostra, durante una fredda mattina di gennaio. Il vento soffiava forte, e ti sbatteva in faccia un’aria gelida e profumata, tipica del centro storico di Genova. Nella via che portava alla mostra si respirava un’odore di pane caldo e focaccia, misto con l’odore di kebab appena preparato. Una commistione di odori gradevoli, come gradevole è la presenza di culture diverse.

La sala in cui era stata allestita la mostra era silenziosa: poche persone quella mattina si aggiravano tra uno scatto e l’altro. Solo una coppia di anziani, una ragazza- più o meno della mia età- e un giovane con le mani in tasca. E poi c’ero io, con i miei stivaletti neri, il piumino rosso e il taccuino. Ho scritto qualcosa, così, di sfuggita. Quello che più di tutto mi ha colpito, per il resto ero completamente affascinata.

Ho letto che il progetto della mostra nasce nel 2011 per volontà di June Newton, vedova dell’artista e presidente della HelmutNewtonFoundation. La donna raccoglie, seleziona e dispone i capolavori del marito, in una o più mostre in modo da valorizzare ed esaltare le capacità di un uomo che ha tanto amato, e che ama ancora.
L’esposizione genovese, è stata curata da Matthias Harder e Denis Curti, e propone oltre 200 scatti.

Parigi, il luogo che Helmut scelse per immortalare sue modelle.

 

http://www.vogue.com/magazine/
http://www.palazzoducale.genova.it/

Fidati ciecamente

 Genova Nervi, passeggiata mare

M:Ora chiudi gli occhi e stringi la mia mano, se preferisci abbracciami.
F: Cosa facciamo?
M: Cammineremo abbracciati, tu con gli occhi chiusi…io ti guiderò!
 F: Va bene, ma non fare scherzi…

Domenica pomeriggio di sole, piacevolmente fresca.
Un mare mosso, ma non troppo; persone che passeggiano, qua e là; cani al guinzaglio; bambini su pattini, monopattini, biciclette; fidanzati mano nella mano, coppie di anziani signori, mamme e papà.
Occhiali da sole, caschi sottobraccio, gelati, macchine fotografiche, selfie, libri, cuffiette, passeggini, borse griffate…

C’è questo, solo questo, se guardi senza sentire, vedi senza osservare, pensi senza ragionare.

Prova a chiudere gli occhi, a percorrere la stessa strada ad occhi chiusi.
Fallo con qualcuno di cui ti fidi ciecamente, qualcuno per cui chiuderesti un occhio, o forse tutte e due, qualcuno che riusciresti a vedere anche al buio.

A quel punto smetti di essere spettatore, penetri a poco a poco nella realtà, in una dimensione sensoriale fatta di suoni e odori-musiche e profumi-, e diventi protagonista.

Percepisci il sole come un abbraccio. Lo cerchi, come un neonato la mamma;
Il mare come un oceano, infinito e misterioso;
Le persone come presenze lontane.
Dei bambini senti solo le risate, degli innamorati il suono dei baci, degli anziani i sospiri della tarda età.
Profumo di brezza marina, di fiori, di piante di ogni tipo. Ogni cosa ha il suo odore, chiaro e ben definito.

Cammini ad occhi chiusi, ma a cuore aperto.

Fidati di chi ti cammina accanto, di chi ti stringe la mano, di chi dice di esserci perchè ti farà vivere, viaggiare su altri mondi senza staccare i piedi da terra.


What do you think?

Stazione ferroviaria Genova Piazza Principe. 
Scendo dal treno e vedo una città in movimento, scaltra e frenetica, già dalle sette del mattino.
Vedo ragazzi con cuffiette e smartphone, donne con trucco e smartphone, uomini con la valigetta e smartphone.
Vedo chi corre verso la metro, chi aspetta il verde-infreddolito in piedi sul marciapiede- chi sale al volo sull’autobus.
Vedo chi si precipita all’interno di un bar- uno qualunque o il solito- per bere il primo caffè, per leggere la prima notizia sul giornale, per augurare il primo buongiorno.

Vedo queste persone , immagino le loro storie- quale il loro passato, quali i loro programmi della giornata?-  e penso a quali siano i loro sogni, i loro desideri.
Mi chiedo se si trovano lì per scelta o per costrizione, se qualcuno sente di voler scappare ma ha paura, se sono soddisfatti o sognano altre mete.
Mi chiedo se sono felici e irrequieti, innamorati e arrabbiati, come me.